osservatorio regionale per la tutela della dignità

Introduzione all’Osservatorio sulla Dignità

Al mondo, in Italia e particolarmente nella Regione Campania, esistono disagi sociali evidenti, conseguenza di cause complesse, che negli ultimi anni sono diventati all’ordine del giorno, tanto che ormai anche la cosiddetta “società civile” ha trovato un eccessivo grado di assuefazione.

Quando si percorre in auto una strada di periferia e si osservano donne prostituirsi, mediamente i pensieri che sorgono nelle persone oneste sono legati a concetti di illegalità, decoro urbano, sicurezza stradale, moralità, difficilmente viene preso in considerazione l’argomento forse più duro da affrontare che è la decisione di un essere umano di vendere la propria dignità in cambio della possibilità di dotarsi dei mezzi minimi di sussistenza a cui la nostra società non ha tempo per pensare.

E’ il silenzio degli invisibili che raggiunge il paradosso, una donna in mostra su una strada non fa venire in mente una persona che non ha mezzi per farsi ascoltare, eppure è proprio così.

Non è intenzione di questo documento affrontare il tema della prostituzione, l’esempio molto forte è stato usato nella speranza di riuscire subito a trasmettere il concetto di “dignità” che questo progetto vuole tutelare attraverso una serie di progetti concreti ed organici.
Lo stesso ragionamento può essere applicato alle persone che rubano per sfamare i propri figli, sperando di avere chiaro che non è dell’aspetto “legalità” di cui ci vogliamo occupare, ma dell’aspetto “dignità”, dando per scontato che chi commette una serie di atti di questo genere non lo faccia per scelta ma per necessità, e questa necessità non trova altro modo per essere soddisfatta.

La repressione, o la prevenzione di molti crimini hanno come oggetto di studio il crimine stesso, e non le cause che portano un uomo o una donna a commettere quel crimine, rinunciando alla loro dignità.

Le cause principali sono ovviamente legate ad un problema economico, dai dati forniti dalla Caritas se prima ai centro di ascolto si rivolgevano cittadini italiani solo nella misura del 30%, ed il resto erano extracomunitari, nel 2013 i cittadini campani hanno rappresentato il 60% della loro utenza.

I problemi riguardano sopratutto le famiglie, infatti il 51,1% di loro erano coniugati, persone che per difficoltà economiche vivono con familiari o parenti (68,3%), ma anche anziani (8,8%), senza fissa dimora (6,4%), disoccupati (72,1%), persone che hanno un titolo di studio pari o inferiore alla licenza media (38,1%) e che, di conseguenza hanno difficoltà a trovare una occupazione.

Il 69% dell’utenza dei centri di accoglienza della Caritas vive in condizioni di “povertà economica” e il 34% chiede aiuto per soddisfare esigenze materiali come mangiare e accedere a servizi essenziali.

Da tutte le angolazioni, il problema principale resta l’assenza di un lavoro, in Campania appena il 39% della popolazione ha una occupazione, mentre nel Mezzogiorno il dato si attesta sul 42% e nel Paese sul 55,6%.

Occupazione da cui emerge ancora alta la disuguaglianza tra uomini e donne, se si considera che in Campania solo il 28,4% delle donne lavora a fronte del 51,5% degli uomini. Chiaramente questi dati non considerano lavori non censiti di vario tipo.

In questo progetto vengono definite alcune linee guida per lo sviluppo di occasioni di lavoro destinate a cittadini che, in quanto oggetto di disagio sociale avanzato, non possono essere considerati “forza lavoro disponibile” alle stesse condizioni di un disoccupato classico che magari riesce a mettere comunque il piatto a tavola o, all’occorrenza, possiede anche un auto per andare a lavorare se trova il lavoro.

Scenario

Trovare un lavoro dignitoso non è una questione legata solo all’importanza economica dell’impiego, ed anche il tipo di collocazione ideale è un fattore assolutamente soggettivo.

Esistono diverse categorie di disoccupazione, c’è una prima distinzione tra “inoccupato” e “disoccupato”, c’è chi ha diritto ad un sussidio e chi no, ci sono poi gli “esodati”, ovvero le persone che sono uscite dal mondo del lavoro prematuramente rispetto al diritto alla pensione, e che quindi si trovano comunque senza reddito.

La collocazione occupazionale è molto legata anche alla età della persona ed alla sua formazione.

L’analisi più approfindita a cui si intende procedere, deve tenere in considerazione anche di altre condizioni, ci sono persone che anche se trovassero un lavoro avrebbero difficoltà a raggiungere il posto di lavoro, o perchè magari in condizioni di disagio tale da non avere un mezzo di trasporto a disposizione, o perchè magari unici adulti in una famiglia con serie difficoltà a lasciare i figli, o persone anziane con particolari problematiche, per raggiungere il posto di lavoro.

Oggi un “disoccupato”, per uscire dal suo stato, ha alcune strade che può intraprendere, una di queste è quella di mettersi “in proprio”, il che lo rende immediamente non più “disoccupato”, ma sostanzialmente diventa un “disoccupato con la Partita IVA”.

Molte aziende “falliscono” perchè nate con i propositi sbagliati, gli “imprenditori” sono persone che hanno a disposizione la capacità di investire, e questa capacità non è solo economica, ma principalmente caratteriale e di capacità personali.
Aiutare la creazione di nuove imprese, finanziando la fase di startup attraverso, ad esempio, dei prestiti agevolati, potrebbe essere una modalità sbagliata se serve solo a trasformare “disoccupati” in “disoccupati con la Partita IVA e 20.000 euro di debito”.

Il reddito di cittadinanza è uno strumento importante per sopperire al problema di integrazione sociale di una fetta della popolazione emarginata dal tunnel della disperazione generato dalla mancanza di una opportunità occupazionale.
Ricevere un sussidio è sicuramente linfa vitale non solo per l’economia, ma sopratutto per l’aspetto “dignità” che stiamo affrontando, consideriamo però anche il fatto che riuscire a sfamare i propri figli grazie ad un sussidio statale, non restituisce la dignità, così come la concepiamo noi.

I progetti di “microcredito alle imprese” e “reddito di cittadinanza” portate avanti dal moVimento 5 stelle sono due misure eccellenti e si integrano perfettamente con questo progetto di “osservatorio sulla dignità”, anzi crediamo siano tra di loro assolutamente completanti.

Lo scenario attuale è quello di un numero considerevole di persone senza lavoro in Regione Campania, che non hanno intenzione di diventare imprenditori, non recuperano la loro dignità grazie ad un sussidio ed hanno un complesso reticolo di difficoltà oggettive ad avvicinarsi al mondo del lavoro, che già di per sè sta vivendo un periodo di crisi profonda e di contrazione.

Esiste anche una importante parte di queste persone che, in un modo o nell’altro, hanno trovato un mezzo di sussistenza, che non abbiamo intenzione di giudicare sotto il profilo morale o legale, ma che non possiamo non prendere in considerazione per poter realizzare un progetto concreto e di reale beneficio per la società.

In questo progetto analizziamo le condizioni degli “ultimi” e proponiamo un sistema di creazione di “posti di lavoro” che risulti economicamente sostenibile da parte dello Stato, concretamente utile e con vantaggi tangibili per la società tutta.

Strumenti a disposizione

Per la realizzazione di questo progetto sono stati coinvolti, e continueranno ad essere coinvolti, tutti gli attori in gioco, dai cittadini che rappresentano l’interesse principale alla magistratura, passando per le amministrazioni locali, gli assistenti sociali ed esperti di diverse materie.

La soluzione del problema passa attraverso un utilizzo innovativo di strumenti già disponibili.
Occorrono delle azioni normative affichè i punti deboli individuati in ognuno degli elementi che compongono il mosaico siano rimossi.

Segue l’elenco di alcuni degli strumenti che saranno oggetto di integrazione, ad ognuno di questi strumenti verrà dedicato un capitolo.

– Fondi Regionali
– Fondi Europei
– Beni confiscati alla mafia
– Reddito di Cittadinanza
– Microcredito
– Cooperative Sociali
– Assistenti Sociali
– Uffici del lavoro
– Amministrazioni locali

Grazie all’uso integrato di queste risorse ci si pone l’obiettivo di creare un nuovo tipo di impiego che non rientri nelle categorie “impiego pubblico”, “impiego privato”, “autoimpiego”.

La nostra definizione di lavoro prevede la contemporaneità di una serie di elementi:

– Reddito sufficiente al superamento della soglia di difficoltà economica
– Gratificazione del lavoratore
– Produzione di servizi di pubblica utilità
– Recupero delle maestranze
– Rivalutazione delle risorse inespresse
– Sostenibilità sociale

Sono contemplati inoltre una serie di strumenti necessari che ancora non esistono, e che per permettere a questo progetto di essere subito realizzabile non si prevede di creare attraverso complessi iter legislativi.

Sono elementi composti che verranno ricavati utilizzando strumenti già esistenti in un modo creativamente innovativo, per adattarli agli scopi di questo progetto.

Se il mondo del lavoro fino ad oggi si divide sostanzialmente in “lavoro dipendente” e “lavoro autonomo”, analizzando i pro ed i contro di queste due realtà, si è elaborato una nuova forma di lavoro molto più sostenibile dalla nostra società, che non ha un nome ma, se lo avesse, assomiglierebbe a “lavoro autonomo assistito”, una metodologia che da tutte le garanzie al lavoratore ma allo stesso tempo gli concede di essere partecipe di un progetto sociale scelto da lui.

La piattaforma che più si presta all’approccio ideale di questa iniziativa è quella delle “Cooperative Sociali” con dei correttivi a carattere regionale per aggiungere un allegato di “diritti e doveri” aggiuntivi.

Le cooperative sociali devono per legge essere prive di reddito, nel progetto il “reddito di impresa” eventualmente prodotto da queste cooperative viene versato in un fondo speciale per l’autoalimentazione del progetto.

Ulteriori risorse a disposizione del progetto sono quei fondi destinati ai servizi e prodotti che sono già oggetto di spesa della pubblica amministrazione, e che potrebbero venire forniti dalle cooperative.

Lo strumento più importante è l’Osservatorio della Dignità stesso che ha lo scopo di rilevare e studiare le singole persone ed esigenze, e costruire progetti sui territori per l’integrazione sociale, facendo in modo di produrre servizi sociali reali per la popolazione locale, oltre a creare opportunità di lavoro.

L’osservatorio avrà anche lo scopo di monitorare l’attività delle cooperative sociali.

Modalità Operative

Oggi cercare lavoro è diventata una impresa impossibile, allora l’autoimpiego è una possibilità percorsa da sempre più persone, ma visto il tasso di chiusura delle aziende, ci dobbiamo fare delle domande circa i reali motivi di questi insuccessi imprenditoriali.

Le contrazioni del mercato, le tasse aumentate e la concorrenza sleale sono tutti fattori che incidono sui problemi degli imprenditori reali, mentre tanti imprenditori che hanno fatto impresa solo per crearsi una opportunità si trovano a fronteggiare anche altri elementi che sono il completo abbandono da parte delle istituzioni e la loro non propensione al lavoro autonomo.

Oggi, se un gruppo di cittadini vuole cimentarsi nell’autompiego ed accedere ad una forma di supporto economico deve realizzare un progetto imprenditoriale e farselo finanziare.

Quello che prevede l’Osservatorio sulla Dignità è di creare un “catalogo” di progetti già studiati e finanziabili e metterlo a disposizione delle competenze e delle iniziative dei cittadini.

I cittadini che decidono di accedere a questa possibilità non diventano degli imprenditori, ma dei lavoratori di una speciale azienda che appartiene a loro, viene garantito loro uno stipendio e sono esonerati dal “rischio di impresa”, dall’investimento economico e dalla gestione amministrativa che resta a carico dell’osservatorio.

Le “aziende sociali” sono formate da persone, lavorano con dinamiche nuove ed importano molte caratteristiche delle “cooperative sociali”.

Sono azienda autonome, che grazie a dei sistemi di gestione del lavoro restano sempre produttive ed in attivo, svolgono attività di pubblica utilità e generano utili che vengono riversati in un fondo che serve ad alimentare la rete di “aziende sociali” che si sviluppano sul territorio.

Le “aziende sociali” sono strutturate in modo da essere indipendenti ma legate al progetto dell’osservatorio, vengono utilizzate come “scuole di formazione permanente” favorendo sia la professionalizzazione dei lavoratori, contemporaneamente al loro impiego reale, sia una piattaforma produttiva che perseguirà delle politiche di innovazione, promozione del territorio ed integrazione sociale.

Le amministrazioni comunali saranno coinvolte sia per mettere a disposizione dei cittadini uno sportello di assistenza, sia per segnalare i servizi di pubblica utilità che non riescono a fornire e che possono essere realizzati tramite la creazione di “aziende sociali” sul territorio, tali attività possono essere, per esempio, il trasporto locale e scolastico, l’assistenza alle fasce deboli, la manutenzione degli edifici pubblici, attività sportive per i giovani, formazione, centri culturali e di promozione turistica, ed altre iniziative che verranno maggiormente dettagliate in seguito.

L’Osservatorio sarà fornito di un sistema informatico capace di raccogliere dai territori informazioni circa il numero e le caratteristiche della popolazione che ha necessità di avvalersi di questo genere di supporto alla integrazione sociale, contemporaneamente segnalerà le esigenze sul territorio e le informazioni utili a progettare inziative di aziende sociali.

Viene creato un laboratorio di ricerca e sviluppo formato da esperti in progettazione che studieranno le soluzioni migliori per l’implementazione sui territori dei progetti, ed un ufficio di consulenza a disposizione delle aziende sociali per seguirne gli aspetti contabili ed amministrativi.

Tutti i bilanci saranno pubblici e, come annunciato, gli utili di impresa saranno versati in un fondo che servirà a finanziare nuove aziende sociali.

Sportello comunale

I sindaci dei comuni sono, per Legge, responsabili della salute dei cittadini. A loro spetta, quindi, di adoperarsi affinchè siano loro garantite le opportune possibilità di accedere alle soluzioni possibili, affinchè riescano a recuperare la sussistenza che loro spetta di diritto.
Le politiche sociali dei comuni devono essere dotate di uno sportello dell’Osservatorio sulla Dignità che raccolga dal territorio le istanze e studi le problematiche locali.
Allo stesso tempo lo sportello comunale ha il compito di segnalare alla Regione, tutti i servizi pubblici che vengono elencati come servizi primari, che il comune non ha la possibilità di fornire alla cittadinanza, come ad esempio il trasporto scolastico, l’edilizia scolastica, la promozione delle attività produttive del terriorio, l’assistenza sanitaria, i trasporti locali, il decoro urbano, le attivistà sportive e culturali per i giovani, e tutta una serie di altre attività.
I sindaci compileranno periodicamente un documento conoscitivo che permetterà all’Osservatorio di avere consapevolezza delle risorse necessarie a queste iniziative, e della reale disponibilità e volontà delle Amministrazioni Locali ad impiegare le risorse disponibili per fornire questi servizi.
Lo sportello comunale deve poter svolgere questa attività conoscitiva dei territorio sia in maniera passiva (avendo uno sportello di accoglienza disponibile per i cittadini) sia in maniera proattiva per poter garantire una raccolta di informazioni che comprenda anche gli “invisibili”, ovvero le persone che non raggiungono di loro iniziativa lo sportello.
Tra gli strumenti “pro-attivi” citiamo il rapporto con le associazioni, con i servizi sociali ed organizzazioni locali come i centri di accoglienza della Caritas.
Gli sportelli comunali saranno collegati telematicamente con un sistema regionale centrale che raccognierà i parametri di valutazione territoriale e si attiverà attraverso il “Laboratorio per la Dignità” descritto successivamente.
Lo sportello avrà lo scopo di essere da interfaccia reale tra i cittadini e l’Osservatorio, avrà anche lo scopo di monitorare l’efficacia ed il funzionamento di tutte le azioni che verranno messe in campo, le informazioni raccolte, secondo dei parametri che sono definiti andando a valutare fattori concreti, serviranno a capire l’indice di successo dell’Osservatorio stesso.

Laboratorio permanente

Il “Laboratorio Permanente” è quella parte dell’Osservatorio che una volta raccolte le informazioni dai territori provvederà ad elaborare i progetti idonei per gli interventi previsti.
Incrociando le esigenze dei cittadini che hanno problematiche sociali ed economiche, con le difficoltà delle amministrazioni locali a garantire la copertura di queste mancanze, producono progetti reali da portare sui territori attraverso l’aiuto e la presenza degli sportelli comunali dell’ORD. (Osservatorio Regionale sull Dignità)

piero disogra

Una strada tutta in salita

Dopo essere stato scelto dagli attivisti campani per essere candidato con il moVimento 5 Stelle al Consiglio Regionale della Campania è iniziata per me una nuova avventura, è ormai più di un mese che assieme ad altri 50 attivisti stiamo lavorando quotidianamente per organizzare la presenza del movimento nel “palazzo” più critico per poter davvero incidere sul futuro del nostro territorio.

Non è facile da subito, non avevo idea di quanto fosse difficile essere esposti alla rabbia delle persone, pur non avendo ancora avuto la possibilità di fare niente, le aspettative sono tantissime e, vi assicuro, altissimo è il senso di responsabilità.

Al momento mi sento come il cugino povero di Spiderman : grandi responsabilità e nessun potere.

Tutto inizia con la prima riunione tra i 50 candidati di tutta la regione, alla presenza di Valeria Ciarambino, nostra candidata presidente alla Regione Campania, il clima era teso, Valeria era appena tornata da Milano dove aveva incontrato Gianroberto Casaleggio.

La mia preoccupazione, e lo confesso adesso, era che Valeria fosse tornata con i famosi “diktat” dello staff, ed invece la sorpresa forse è stata ancora maggiore di quello che temevo potesse succedere : nessun diktat, lasciati liberi di decidere come realizzare il programma e come organizzare la campagna elettorale, e chiaramente nessun contributo economico per farlo, insomma, il vero moVimento 5 stelle!

I primi giorni sono serviti per conoscerci tra di noi, molti candidati già si conoscevano, ma quelli di province diverse avevano avuto meno modo di rapportarsi prima. Immaginate un meetup di 50 persone che si iniziano a confrontare, tutti caratteri forti, e tante decisioni da prendere, se siete attivisti probabilmente avete già capito il clima.

I primi giorni di “conoscenza” sono stati fondamentali, la squadra si è affiatata ed abbiamo iniziato a lavorare sul programma regionale.

Il moVimento Campania aveva già un programma condiviso, scritto nel 2010 per la scorsa tornata elettorale, ma nel frattempo troppe cose sono cambiate, nuovi lavori e progetti sono stati portati avanti dagli attivisti della nostra regione e quindi era necessario raccogliere tutti questi lavori.

Ci siamo divisi in gruppi, abbiamo censito con l’aiuto di tutti gli attivisti tutti i tavoli di lavoro che riuscivamo a trovare sui territori regionali ed ognuno di noi si è aggiunto a uno o più tavoli, chiedendo loro di raccogliere i risultati dei lavori fatti, condividere al massimo e creare dei documenti di sintesi. I documenti di sintesi sono poi stati raccolti, ed ancora stanno arrivando molti contributi dai territori ed ancora in questo momento stiamo lavorando al programma definitivo.

Nel frattempo abbiamo organizzato incontri con gli attivisti, abbiamo partecipato ad una riunione regionale a Salerno, e successivamente abbiamo organizzato degli incontri provinciali con tutti gli attivisti (a Napoli sono stati organizzati 3 incontri, dividendo i meetup geograficamente rispetto a Napoli in sud, centro e nord). Questo ciclo di incontri ci ha permesso di aggiornare gli attivisti sul lavoro che stiamo svolgendo e su come abbiamo intenzione di procedere con la campagna elettorale.

In ogni occasione stiamo raccogliendo consigli e suggerimenti, dopotutto siamo dei candidati ad essere portavoce di una comunità di attivisti, e quindi è giusto ascoltare e prendere in considerazione tutto quello che ci arriva, anzi, quasi tutto… perchè ho notato che dopo le nostre “regionalie” qualche attivista, deluso dal non essere stato scelto, ha abbandonato il movimento andando a formare liste che appoggeranno altri schieramenti politici, e questo è davvero molto triste.

Quando ero attivista ho sempre chiesto trasparenza e la possibilità di partecipare, ed è per questo motivo che adesso mi comporterò come il “terminale che ho sempre sognato“, ho aperto questa sezione del mio blog dove terrò un diario per aggiornare gli attivisti che mi hanno scelto come loro portavoce, su tutto quello che succede in questo periodo che ci separa dal 31 maggio 2015, data in cui i cittadini campani avranno la possibilità di scegliere, con il proprio voto, il futuro che desiderano.

espo campania

Riprendiamoci la Campania

La Campania è il vero ombelico del mondo, terra di eccellenze, porto del Mediterraneo, culla della cultura.

Il tema dell’EXPO di Milano sarà quello della nutrizione, a 1000 chilometri di distanza dall’epicentro della cultura culinaria della nostra nazione, dal laboratorio di espedienti che ha dato vita alla cucina mediterranea, dall’origine di capolavori che hanno fatto il giro del mondo. La sfogliatella, la pizza, il babà, la mozzarella, il pomodoro e la cultura per la tavola.

La Campania è anche il luogo dove il cibo non è solo un culto, ma una religione, il luogo dove sempre più persone hanno difficoltà a mettere il piatto a tavola, ma le nostre donne trovano sempre la creatività per ridurre gli effetti della crisi.
La Campania ha tutte le caratteristiche per ospitare l’ESPO’
Non ho scritto male, non EXPO (da exposition) ma ESPO’ (da esposito, cognome tipico napoletano)

L’origine etimologica del cognome Esposito è ben nota, e proviene dalla parola esposto, cioè messo nella ruota degli esposti. Quest’ultima, tuttora visibile presso la parete esterna dell’Ospedale dell’Annunziata di Napoli, era destinata ad accogliere tutti i bambini abbandonati dalle madri. I bambini venivano cioè affidati (esposti) alla misericordia della Madonna dell’Annunziata.

Il meccanismo della ruota era tale da consentire alla madre di mantenere ignota la propria identità, in quanto dall’interno non era possibile visualizzare chi lasciasse il bambino. Nella sala interna, il bambino veniva accolto e dotato di un segno di riconoscimento, di cui una parte veniva data alla madre (una mezza medaglietta, un lembo di lenzuolo, o altro oggetto). Questo accorgimento consentiva, in caso di pentimento, che madre e figlio potessero essere ricongiunti.

E’ arrivato il momento che noi tutti, prendiamo il pezzo di lenzuolo mancante, ed andiamo a riprenderci la nostra Campania.

regolamento 5 stelle

Il regolamento del moVimento 5 stelle

Il moVimento a 5 stelle nasce su alcuni principi ispiratori presenti nella “Carta di Firenze” ed alcune semplici regole riportate nel “non-statuto“.

Non-regole così elementari che qualcuno spesso pensa che siano da non-rispettare.

Oggi viene presentato un “regolamento del movimento a 5 stelle” che, a mio avviso, non introduce nessuna novità rispetto alle regole precedenti, che vengono solo riscritte in maniera più chiara, e la mia speranza è che riduca il rischio di “interpretazione” che può diventare molto pericolosa se usata da personaggi senza scrupolo che hanno l’unico obiettivo di sfruttare le speranze di un popolo per reintrodurre lo stesso vecchio modo di fare politica.

Prendiamo ad esempio l’uso del logo. Io conosco personalmente persone che si sono auto nominate “addetti stampa” ed inviano periodicamente “comunicati stampa del movimento 5 stelle” con il solo scopo di diffamare persone o promuovere iniziative personali che non seguono i principi del movimento 5 stelle, promuovendo individualità e millantando così “poteri” di influenza sull’opinione pubblica.

Fino ad oggi queste persone si sono sempre nascoste su una libera interpretazione circa l’uso del logo del movimento 5 stelle, ed in realtà si sono sempre vantati del fatto che, nonostante le numerose segnalazioni allo staff, nessuno abbia mai provveduto a bloccare le loro iniziative.

Io sono sempre più convinto che garantire ai cittadini che le iniziative promosse sotto la bandiera del movimento siano iniziative “D.O.C.”, rappresenti un passo in avanti enorme per un movimento politico che oggi subisce i danni causati da finti attivisti, finti portavoce e finti addetti stampa che in maniera indiscriminata abusano di un logo che a loro non appartiene.

Se questo vuole dire sottolineare le regole, ed organizzarsi internamente per gestire meglio le segnalazioni degli attivisti, io non posso che prendere questa notizia con fiducia, sono contento per il nuovo regolamento a cui imputo un solo difetto : doveva arrivare anche prima.

Come ho vinto le Parlamentarie Europee :-)

Non sono stato scelto alle parlamentarie del moVimento 5 stelle, un vero successo

diario di un attivista candidato alle parlamentarie

Come altri attivisti della Campania anche io sono stato tra le quasi 500 persone che per caso hanno letto l'email che comunicava di avere i requisiti per proporsi alle "parlamentarie del moVimento 5 Stelle" per la selezione delle persone da mandare al Parlamento Europeo.

Tutto si è svolto in maniera molto rapida, io non ho tergiversato molto, ho cliccato "Sì, accetto", per sottoporre poi la mia candidatura agli altri attivisti. E' stata una avventura bellissima, ho provato quello stress tipico che provano tutti i candidati a qualsiasi cosa, dalle elezioni amministrative comunali, fino a Miss Italia.

Di cosa avevo paura durante le parlamentarie

Il post dove manifestavo le mie perplessità e timori.

I 3 candidati più stronzi

1) Ti ho espresso la mia preferenza

Al primo posto questo candidato mi invia un messaggio privato che rendo pubblico perchè lo ha inviato a quasi tutti gli altri candidati. In questo messaggio mi dice che è candidato e che mi ha votato. In questo modo spera di avere anche il mio voto e quello di tutti gli altri candidati a cui ha inviato lo stesso messaggio.

2) Il voto di scambio

Questo candidato merita solo il secondo posto perchè è stato più onesto, offriva palesemente un voto di scambio. Chiaramente anche come il primo classificato mandava il messaggio a tutti i candidati e non solo ai 2 a cui matematicamente poteva rivolgersi.

3) Il deluso

Al terzo posto segnalerei il messaggio dell'attivista tipo che critica il movimento fino al momento della candidatura, poi automaticamente vede la madonna e si converte al grillismo convinto, poi non passa le parlamentarie ed inizia un'altra volta a criticare "il non-sistema"

Il mio “manifesto”

Questo è il video del mio intervento alla assemblea regionale del M5S, subito precedente al primo turno di votazione, il punto in discussione era se le regole di selezione dei candidati fossero giuste oppure no.

Il mio intervento autodistruttivo è stato un invito a ragionare sull'importanza di un voto. Si metteva in evidenza la necessità di limitare l'accesso alla candidatura. Non possono essere delle regole di selezione dei candidati a rappresentare un problema per la qualità degli attivisti che da manderemo nelle Istituzioni, il vero problema è la coscienza di ognuno di noi quando esprime questo voto.

Ho invitato tutti a leggere i curriculum e la storia di ogni singolo candidato, e di votare chi, secondo loro, fosse più adatto ad andare a Bruxelles a rappresentare il moVimento.

Ho detto pure "ad esempio leggerete il mio curriculum e non mi voterete", penso che sia lì che mi sia giocato la mia candidatura.

La mia “campagna elettorale”

Non ho caricato un videocurriculum perchè non ho fatto in tempo, e nel mio testo descrittivo, alla voce "iniziative" ho semplicemente scritto "NESSUNA".
Ovviamente io ho partecipato a quasi tutte le iniziative ma nessuna di queste la posso ritenere mia, al contrario ho visto qualche candidato vantare iniziative di gruppi di lavoro che rendevano proprie solo per arricchire un curriculum. Fortunatamente nessuno di loro è stato selezionato.

I risultati di queste parlamentarie mi hanno fatto capire due cose. La prima è che fortunatamente è sicuro che esiste una sorta di "commissione" che elimina dal sistema i candidati riconducibili a massonerie, cordate, infiltrati e troll varie, la seconda è che fare rete premia. I candidati che hanno avuto più successo sono l'espressione di meetup coesi, che li hanno supportati e promossi (e questo non significa fare cordate ma fare rete).

Io, nel mio gruppo di provenienza, sono stato così bravo a conquistare le simpatie di tutti, che pochi giorni prima delle votazioni in assemblea ho dichiarato di aver segnalato alcuni di loro allo staff per abuso del logo. Si, lo so che state pensando, sono un vero stratega!

Ho vinto le parlamentarie

Si, ho vinto io. La mia candidatura provocatoria ha messo in evidenza alcuni punti critici, e gli attivisti che mi hanno letto hanno riflettuto ed hanno votato con cognizione di causa.

Inoltre non ho mai avuto l'occasione di farlo ma ne approfitto per ringraziare pubblicamente il mio personale "comitato elettorale", nato spontaneamente per supportarmi. Persone valide che hanno creduto in me e mi hanno dimostrato stima ed affetto. A loro devo molto, devo le risate, devo il calore, il fatto di avermi dimostrato con le parole e con i fatti di aver seminato bene i miei sentimenti.
Insomma, e lo dico con emozione, se non fosse stato per questa formidabile squadra, forse a quest'ora starei già a Bruxelles. 🙂