A cosa serve parlare bene di Bartolomeo Pepe se non serve più?

Ho letto di schieramenti, ho letto di fazioni, ho letto di provincia buona e di provincia cattiva ma ho anche ascoltato, ho sentito chiarimenti, ho sentito accuse, ho sentito difese, ho parlato di persona con i protagonisti, ho capito e spero di essermi fatto capire.

Bartolomeo Pepe arriva in Senato per errore, nessuno se lo aspettava. E’ stato premiato dalla sua costanza, questo è certo.

Qualcuno mi riferisce della sua costanza nel perseverare in pratiche non consone al moVimento, ho sentito parlare di franchising del moVimento promosso in comuni della provincia.

Ho conosciuto Bartolomeo Pepe qualche anni fa, alcune persone che non erano attivisti, e manco sapevano bene cosa fosse il moVimento, avevano aperto un meetup in un comune vicino al mio, dove partecipavo con un gruppo di ragazzi che erano impegnati nel portare avanti i principi del moVimento, quello vero, ovvero quello che non sbandierava loghi ma ne rispettava le linee guida che tutti conosciamo (spero).

Contatto Bartolomeo, all’epoca semplice attivista che avevo conosciuto alle riunioni regionali a cui avevo partecipato, in lui cercavo l’esperienza dell’attivista “della prima ora”, avrei potuto rivolgermi a chiunque, ma il moVimento 5 stelle all’epoca era rappresentato da quel famoso “altri” in tutti i sondaggi che pubblicavano i giornali, e la scelta era ridotta.

Bartolomeo mi disse “il moVimento non appartiene a nessuno, se qualcuno apre un meetup andate e partecipate, fategli leggere il non-statuto, fate attivismo assieme, il tempo e l’impegno vi decimerà, quelli di voi che supereranno la pioggia sotto ai gazebo, l’ironia dei passanti, la cattiveria della politica e le ferree regole della legalità, potranno dire di essere attivisti”.

Rimasi colpito da quelle parole, pensavo di aver capito cosa fosse il moVimento, ma finalmente avevo visto quella cosa in cui ancora oggi credo.

Ho conosciuto l’attivista, ho conosciuto l’uomo. L’uomo provato da tante vicende personali di cui non ho voglia di parlare, perchè non è dell’uomo che voglio parlare, e neanche dell’attivista, quello di cui ho necessità di parlare è del moVimento che non si muove.

“Un mio amico”, (così a volte dicono le persone che si rivolgono ai consultori) appartiene ad un gruppo di persone che si definiscono Anonymous, nessuno conosce il loro nome, ma conoscono i loro ideali e come li manifestano. Sono forti, uniti ed inattaccabili perchè tutte le loro azioni hanno una immensa risonanza, ma nessuno sa che aspetto abbia il loro volto e nessuno conosce i loro nomi.

Se uno solo di loro avesse un nome, tutti loro sarebbero attaccabili, il loro movimento potrebbe essere messo in discussione ed il loro progetto potrebbe essere reso vano.

Il moVimento 5 stelle nasce così, e lo si dovrebbe capire dal termine “moVimento”. Il “moVimento” esiste solo quando un gruppo di persone si muove, ed in particolare si muove nella stessa direzione. Chi non si muove, non fa “moVimento”.

Bartolomeo Pepe si è mosso, ma questo non sarebbe stato sufficiente a fare “movimento” se assieme a lui non si fossero mosse tante persone, persone che si sono mosse con lui nella stessa direzione. Quando in tanti ci si muove nella stessa direzione, come una sola forma, non è possibile cambiare direzione, perchè se cambi direzione vieni travolto dalla massa, e più sei in “movimento” più non puoi cambiare la tua direzione senza l’accordo di tutti.

Bartolomeo Pepe si “muoVeva” da solo? Ovviamente no.

Quando ha vacillato, Bartolomeo, ha iniziato a sentire le spalle di chi gli stava più vicino che toccavano la sua, e più la sua direzione poteva deviare verso qualcosa dissimile dal “moVimento” più le “spallate” sono risultate dolorose, e tutti hanno continuato verso la direzione più giusta.

Bartolomeo Pepe non è mai stato da solo, e non ha mai indicato la direzione, direzione che è sempre stata quella del moVimento a 5 Stelle.

Quando qualcuno ha messo in discussione la rendicontazione, dell’ormai Cittadino Senatore Bartolomeo Pepe, le spallate sono state così forti che Pepe è stato costretto a rendicontare fino all’ultimo centesimo, prima alle persone vicine a lui, e poi al resto del “moVimento” che osservava dagli spalti, perché quelle “spallate” facevano male più a chi gli stava vicino che al resto degli spettatori o allo stesso Bartolomeo Pepe.

Io immagino il “moVimento” come una enorme massa di persone che si muovono nella stessa direzione e quando la immagino, immagino uno dei tanti cortei a cui ho partecipato. In quei cortei ho saputo della presenza di amici, solo dopo, vedendo le foto, perché eravamo talmente tanti che fisicamente non potevi stare spalla a spalla con tutti, ma non importava, perché sapevamo di esservi tutti. In quei cortei ci siamo sempre stati tutti, ma un giorno mi trovavo accanto Roberto Fico, un giorno mi trovavo Salvatore Micillo oppure Luigi Di Maio, Sergio Puglia, Vilma Moronese, Paola Nugnes o una persona senza nome, ma con la stessa energia. Andavamo tutti nella stessa direzione, non importa chi. Importa che se qualcuno decideva di andare in una direzione diversa, si trovava in ospedale, non a causa della nostra violenza (non lo siamo) ma per l’applicazione di una semplice legge della fisica.

Tante persone in “moVimento” si sono trovate affianco a Bartolomeo Pepe, ma lui è sempre stato “uno” e non sono state le persone a seguire Bartolomeo Pepe, è sempre stato Bartolomeo Pepe a muoversi con gli altri. Ma gli altri chi?

“Gli altri” è un termine che non si potrebbe usare nei riguardi di persone che hanno sempre e solo fatto “moVimento”, ma queste persone, solo per essersi trovate in un punto particolare del “corteo” si sono viste un cerchio disegnato intorno e sono state chiamate “adepti”.

Io sono un “adepto”, quando ho scritto, ad esempio, sul gruppo facebook del moVimento 5 Stelle Campania, taggando tutti gli onorevoli deputati ho constatato che pochi hanno risposto agli appelli degli attivisti,ma chi ha sempre risposto si chiamava Bartolomeo Pepe.

Bartolomeo non è un uomo politico e non lo sarà mai, gli ho sempre detto queste parole, e lui mi ha sempre risposto “grazie”. Il politico non può rispondere pubblicamente, il politico parla solo con i discorsi preparati, il politico non si può mettere contro nessuno, il politico deve sempre dire sì.

Perdono Bartolomeo per non essere un politico ma non lo perdono per non essere un Parlamentare a 5 Stelle, di quelli che non importa quanto spendono, l’importante è avere la possibilità di rendicontare e restituire più degli altri, di fare “gruppo” con gli altri anche quando non si condividono le scelte, di accettare il volere della “base” anche quando la “base” non ne sa niente.

“Infame lui, infami gli altri”, così mi rispondono le persone quando gli chiedo cosa sanno di Bartolomeo Pepe, cosa sanno di cosa succedere a Roma.

Ogni cosa che io possa scrivere porta a pensare che quello che voglio dare a Bartolomeo Pepe, io lo voglia togliere agli altri Parlamentari, ma non è così, è il non-sistema che ci costringe ad essere così, perchè non giudichiamo le persone andandoci a parlare personalmente (come faccio io) noi giudichiamo le persone in base alla loro distanza dal “comportamento medio”. Non andiamo a controllare le rendicontazioni, andiamo a giudicare chi rendiconta più o meno degli altri, ma chi stabilisce quale sia il giusto? Chi stabilisce che se spendere 20.000 euro al mese sia il male, spenderne 18.000 sia il bene?

Chi mi salverà dalla tentazione di fare paragoni, di parlare male di qualcuno per parlare bene di qualcun’altro?

Ho intitolato questo post “A cosa serve parlare bene di Bartolomeo Pepe se non serve più?” perchè è questa la parte più triste di questa storia. Bartolomeo Pepe non serve più, e tutti hanno paura a dire quello che pensano. A me Bartolomeo non è mai “servito” e quindi posso continuare a parlare.

Bartolomeo Pepe ha lasciato il moVimento 5 Stelle e questa è una azione imperdonabile, e questa azione è paragonabile a quella di chi si toglie la vita.

Chi si toglie la vita commette in gesto estremo, lascia sbigottiti tutti, ed al suo funerale si accodano migliaia di persone con una sofferenza direttamente proporzionale alla distanza dalla bara.

Nelle retrovie, capita sempre che ci sia addirittura qualcuno che ride, poi man mano che ci si avvicina al carro funebre, le facce diventano più tese, e solo da chi ha vissuto veramente le persona defunta, quelli appesi alla stationwagon che trasporta i resti terreni della persona che hanno amato, solo da quelle persone in lacrime potrete sentire la frase : “Bartolomeo, perchè lo hai fatto???”