Il M5S consegna in regione il Reddito di Cittadinanza

Il reddito di cittadinanza è al primo punto del programma del Movimento 5 Stelle, tema affrontato a livello nazionale per restituire dignità a chi non ha davvero più nessuna speranza di poter ricominciare un cammino di normalità.

Le autonomie regionali consentono di poter incidere sulla questione “reddito di cittadinanza” in attesa che si muova il mostro burocratico centrale, ed è così che il movimento 5 stelle deposita in regione (Emilia Romagna) la proposta di legge sul reddito di cittadinanza, che allego a questo post in modo che tutti possiate leggerla. (clicca qui per scaricare la proposta di legge del m5s Emilia Romagna).

In Campania potremmo partire dalla proposta presentata dal PD e studiando le differenze, emendare questa proposta per renderla simile alla nostra, che riteniamo più completa, è possibile fare questa in VI Commissione, Politiche Sociali, dove verrà discussa in prima istanza, e dove il M5S Campania ha due membri.

Il movimento 5 stelle vuole di reddito di cittadinanza, non è alla ricerca di bandierine.

 

osservatorio regionale per la tutela della dignità

Introduzione all’Osservatorio sulla Dignità

Al mondo, in Italia e particolarmente nella Regione Campania, esistono disagi sociali evidenti, conseguenza di cause complesse, che negli ultimi anni sono diventati all’ordine del giorno, tanto che ormai anche la cosiddetta “società civile” ha trovato un eccessivo grado di assuefazione.

Quando si percorre in auto una strada di periferia e si osservano donne prostituirsi, mediamente i pensieri che sorgono nelle persone oneste sono legati a concetti di illegalità, decoro urbano, sicurezza stradale, moralità, difficilmente viene preso in considerazione l’argomento forse più duro da affrontare che è la decisione di un essere umano di vendere la propria dignità in cambio della possibilità di dotarsi dei mezzi minimi di sussistenza a cui la nostra società non ha tempo per pensare.

E’ il silenzio degli invisibili che raggiunge il paradosso, una donna in mostra su una strada non fa venire in mente una persona che non ha mezzi per farsi ascoltare, eppure è proprio così.

Non è intenzione di questo documento affrontare il tema della prostituzione, l’esempio molto forte è stato usato nella speranza di riuscire subito a trasmettere il concetto di “dignità” che questo progetto vuole tutelare attraverso una serie di progetti concreti ed organici.
Lo stesso ragionamento può essere applicato alle persone che rubano per sfamare i propri figli, sperando di avere chiaro che non è dell’aspetto “legalità” di cui ci vogliamo occupare, ma dell’aspetto “dignità”, dando per scontato che chi commette una serie di atti di questo genere non lo faccia per scelta ma per necessità, e questa necessità non trova altro modo per essere soddisfatta.

La repressione, o la prevenzione di molti crimini hanno come oggetto di studio il crimine stesso, e non le cause che portano un uomo o una donna a commettere quel crimine, rinunciando alla loro dignità.

Le cause principali sono ovviamente legate ad un problema economico, dai dati forniti dalla Caritas se prima ai centro di ascolto si rivolgevano cittadini italiani solo nella misura del 30%, ed il resto erano extracomunitari, nel 2013 i cittadini campani hanno rappresentato il 60% della loro utenza.

I problemi riguardano sopratutto le famiglie, infatti il 51,1% di loro erano coniugati, persone che per difficoltà economiche vivono con familiari o parenti (68,3%), ma anche anziani (8,8%), senza fissa dimora (6,4%), disoccupati (72,1%), persone che hanno un titolo di studio pari o inferiore alla licenza media (38,1%) e che, di conseguenza hanno difficoltà a trovare una occupazione.

Il 69% dell’utenza dei centri di accoglienza della Caritas vive in condizioni di “povertà economica” e il 34% chiede aiuto per soddisfare esigenze materiali come mangiare e accedere a servizi essenziali.

Da tutte le angolazioni, il problema principale resta l’assenza di un lavoro, in Campania appena il 39% della popolazione ha una occupazione, mentre nel Mezzogiorno il dato si attesta sul 42% e nel Paese sul 55,6%.

Occupazione da cui emerge ancora alta la disuguaglianza tra uomini e donne, se si considera che in Campania solo il 28,4% delle donne lavora a fronte del 51,5% degli uomini. Chiaramente questi dati non considerano lavori non censiti di vario tipo.

In questo progetto vengono definite alcune linee guida per lo sviluppo di occasioni di lavoro destinate a cittadini che, in quanto oggetto di disagio sociale avanzato, non possono essere considerati “forza lavoro disponibile” alle stesse condizioni di un disoccupato classico che magari riesce a mettere comunque il piatto a tavola o, all’occorrenza, possiede anche un auto per andare a lavorare se trova il lavoro.

Scenario

Trovare un lavoro dignitoso non è una questione legata solo all’importanza economica dell’impiego, ed anche il tipo di collocazione ideale è un fattore assolutamente soggettivo.

Esistono diverse categorie di disoccupazione, c’è una prima distinzione tra “inoccupato” e “disoccupato”, c’è chi ha diritto ad un sussidio e chi no, ci sono poi gli “esodati”, ovvero le persone che sono uscite dal mondo del lavoro prematuramente rispetto al diritto alla pensione, e che quindi si trovano comunque senza reddito.

La collocazione occupazionale è molto legata anche alla età della persona ed alla sua formazione.

L’analisi più approfindita a cui si intende procedere, deve tenere in considerazione anche di altre condizioni, ci sono persone che anche se trovassero un lavoro avrebbero difficoltà a raggiungere il posto di lavoro, o perchè magari in condizioni di disagio tale da non avere un mezzo di trasporto a disposizione, o perchè magari unici adulti in una famiglia con serie difficoltà a lasciare i figli, o persone anziane con particolari problematiche, per raggiungere il posto di lavoro.

Oggi un “disoccupato”, per uscire dal suo stato, ha alcune strade che può intraprendere, una di queste è quella di mettersi “in proprio”, il che lo rende immediamente non più “disoccupato”, ma sostanzialmente diventa un “disoccupato con la Partita IVA”.

Molte aziende “falliscono” perchè nate con i propositi sbagliati, gli “imprenditori” sono persone che hanno a disposizione la capacità di investire, e questa capacità non è solo economica, ma principalmente caratteriale e di capacità personali.
Aiutare la creazione di nuove imprese, finanziando la fase di startup attraverso, ad esempio, dei prestiti agevolati, potrebbe essere una modalità sbagliata se serve solo a trasformare “disoccupati” in “disoccupati con la Partita IVA e 20.000 euro di debito”.

Il reddito di cittadinanza è uno strumento importante per sopperire al problema di integrazione sociale di una fetta della popolazione emarginata dal tunnel della disperazione generato dalla mancanza di una opportunità occupazionale.
Ricevere un sussidio è sicuramente linfa vitale non solo per l’economia, ma sopratutto per l’aspetto “dignità” che stiamo affrontando, consideriamo però anche il fatto che riuscire a sfamare i propri figli grazie ad un sussidio statale, non restituisce la dignità, così come la concepiamo noi.

I progetti di “microcredito alle imprese” e “reddito di cittadinanza” portate avanti dal moVimento 5 stelle sono due misure eccellenti e si integrano perfettamente con questo progetto di “osservatorio sulla dignità”, anzi crediamo siano tra di loro assolutamente completanti.

Lo scenario attuale è quello di un numero considerevole di persone senza lavoro in Regione Campania, che non hanno intenzione di diventare imprenditori, non recuperano la loro dignità grazie ad un sussidio ed hanno un complesso reticolo di difficoltà oggettive ad avvicinarsi al mondo del lavoro, che già di per sè sta vivendo un periodo di crisi profonda e di contrazione.

Esiste anche una importante parte di queste persone che, in un modo o nell’altro, hanno trovato un mezzo di sussistenza, che non abbiamo intenzione di giudicare sotto il profilo morale o legale, ma che non possiamo non prendere in considerazione per poter realizzare un progetto concreto e di reale beneficio per la società.

In questo progetto analizziamo le condizioni degli “ultimi” e proponiamo un sistema di creazione di “posti di lavoro” che risulti economicamente sostenibile da parte dello Stato, concretamente utile e con vantaggi tangibili per la società tutta.

Strumenti a disposizione

Per la realizzazione di questo progetto sono stati coinvolti, e continueranno ad essere coinvolti, tutti gli attori in gioco, dai cittadini che rappresentano l’interesse principale alla magistratura, passando per le amministrazioni locali, gli assistenti sociali ed esperti di diverse materie.

La soluzione del problema passa attraverso un utilizzo innovativo di strumenti già disponibili.
Occorrono delle azioni normative affichè i punti deboli individuati in ognuno degli elementi che compongono il mosaico siano rimossi.

Segue l’elenco di alcuni degli strumenti che saranno oggetto di integrazione, ad ognuno di questi strumenti verrà dedicato un capitolo.

– Fondi Regionali
– Fondi Europei
– Beni confiscati alla mafia
– Reddito di Cittadinanza
– Microcredito
– Cooperative Sociali
– Assistenti Sociali
– Uffici del lavoro
– Amministrazioni locali

Grazie all’uso integrato di queste risorse ci si pone l’obiettivo di creare un nuovo tipo di impiego che non rientri nelle categorie “impiego pubblico”, “impiego privato”, “autoimpiego”.

La nostra definizione di lavoro prevede la contemporaneità di una serie di elementi:

– Reddito sufficiente al superamento della soglia di difficoltà economica
– Gratificazione del lavoratore
– Produzione di servizi di pubblica utilità
– Recupero delle maestranze
– Rivalutazione delle risorse inespresse
– Sostenibilità sociale

Sono contemplati inoltre una serie di strumenti necessari che ancora non esistono, e che per permettere a questo progetto di essere subito realizzabile non si prevede di creare attraverso complessi iter legislativi.

Sono elementi composti che verranno ricavati utilizzando strumenti già esistenti in un modo creativamente innovativo, per adattarli agli scopi di questo progetto.

Se il mondo del lavoro fino ad oggi si divide sostanzialmente in “lavoro dipendente” e “lavoro autonomo”, analizzando i pro ed i contro di queste due realtà, si è elaborato una nuova forma di lavoro molto più sostenibile dalla nostra società, che non ha un nome ma, se lo avesse, assomiglierebbe a “lavoro autonomo assistito”, una metodologia che da tutte le garanzie al lavoratore ma allo stesso tempo gli concede di essere partecipe di un progetto sociale scelto da lui.

La piattaforma che più si presta all’approccio ideale di questa iniziativa è quella delle “Cooperative Sociali” con dei correttivi a carattere regionale per aggiungere un allegato di “diritti e doveri” aggiuntivi.

Le cooperative sociali devono per legge essere prive di reddito, nel progetto il “reddito di impresa” eventualmente prodotto da queste cooperative viene versato in un fondo speciale per l’autoalimentazione del progetto.

Ulteriori risorse a disposizione del progetto sono quei fondi destinati ai servizi e prodotti che sono già oggetto di spesa della pubblica amministrazione, e che potrebbero venire forniti dalle cooperative.

Lo strumento più importante è l’Osservatorio della Dignità stesso che ha lo scopo di rilevare e studiare le singole persone ed esigenze, e costruire progetti sui territori per l’integrazione sociale, facendo in modo di produrre servizi sociali reali per la popolazione locale, oltre a creare opportunità di lavoro.

L’osservatorio avrà anche lo scopo di monitorare l’attività delle cooperative sociali.

Modalità Operative

Oggi cercare lavoro è diventata una impresa impossibile, allora l’autoimpiego è una possibilità percorsa da sempre più persone, ma visto il tasso di chiusura delle aziende, ci dobbiamo fare delle domande circa i reali motivi di questi insuccessi imprenditoriali.

Le contrazioni del mercato, le tasse aumentate e la concorrenza sleale sono tutti fattori che incidono sui problemi degli imprenditori reali, mentre tanti imprenditori che hanno fatto impresa solo per crearsi una opportunità si trovano a fronteggiare anche altri elementi che sono il completo abbandono da parte delle istituzioni e la loro non propensione al lavoro autonomo.

Oggi, se un gruppo di cittadini vuole cimentarsi nell’autompiego ed accedere ad una forma di supporto economico deve realizzare un progetto imprenditoriale e farselo finanziare.

Quello che prevede l’Osservatorio sulla Dignità è di creare un “catalogo” di progetti già studiati e finanziabili e metterlo a disposizione delle competenze e delle iniziative dei cittadini.

I cittadini che decidono di accedere a questa possibilità non diventano degli imprenditori, ma dei lavoratori di una speciale azienda che appartiene a loro, viene garantito loro uno stipendio e sono esonerati dal “rischio di impresa”, dall’investimento economico e dalla gestione amministrativa che resta a carico dell’osservatorio.

Le “aziende sociali” sono formate da persone, lavorano con dinamiche nuove ed importano molte caratteristiche delle “cooperative sociali”.

Sono azienda autonome, che grazie a dei sistemi di gestione del lavoro restano sempre produttive ed in attivo, svolgono attività di pubblica utilità e generano utili che vengono riversati in un fondo che serve ad alimentare la rete di “aziende sociali” che si sviluppano sul territorio.

Le “aziende sociali” sono strutturate in modo da essere indipendenti ma legate al progetto dell’osservatorio, vengono utilizzate come “scuole di formazione permanente” favorendo sia la professionalizzazione dei lavoratori, contemporaneamente al loro impiego reale, sia una piattaforma produttiva che perseguirà delle politiche di innovazione, promozione del territorio ed integrazione sociale.

Le amministrazioni comunali saranno coinvolte sia per mettere a disposizione dei cittadini uno sportello di assistenza, sia per segnalare i servizi di pubblica utilità che non riescono a fornire e che possono essere realizzati tramite la creazione di “aziende sociali” sul territorio, tali attività possono essere, per esempio, il trasporto locale e scolastico, l’assistenza alle fasce deboli, la manutenzione degli edifici pubblici, attività sportive per i giovani, formazione, centri culturali e di promozione turistica, ed altre iniziative che verranno maggiormente dettagliate in seguito.

L’Osservatorio sarà fornito di un sistema informatico capace di raccogliere dai territori informazioni circa il numero e le caratteristiche della popolazione che ha necessità di avvalersi di questo genere di supporto alla integrazione sociale, contemporaneamente segnalerà le esigenze sul territorio e le informazioni utili a progettare inziative di aziende sociali.

Viene creato un laboratorio di ricerca e sviluppo formato da esperti in progettazione che studieranno le soluzioni migliori per l’implementazione sui territori dei progetti, ed un ufficio di consulenza a disposizione delle aziende sociali per seguirne gli aspetti contabili ed amministrativi.

Tutti i bilanci saranno pubblici e, come annunciato, gli utili di impresa saranno versati in un fondo che servirà a finanziare nuove aziende sociali.

Sportello comunale

I sindaci dei comuni sono, per Legge, responsabili della salute dei cittadini. A loro spetta, quindi, di adoperarsi affinchè siano loro garantite le opportune possibilità di accedere alle soluzioni possibili, affinchè riescano a recuperare la sussistenza che loro spetta di diritto.
Le politiche sociali dei comuni devono essere dotate di uno sportello dell’Osservatorio sulla Dignità che raccolga dal territorio le istanze e studi le problematiche locali.
Allo stesso tempo lo sportello comunale ha il compito di segnalare alla Regione, tutti i servizi pubblici che vengono elencati come servizi primari, che il comune non ha la possibilità di fornire alla cittadinanza, come ad esempio il trasporto scolastico, l’edilizia scolastica, la promozione delle attività produttive del terriorio, l’assistenza sanitaria, i trasporti locali, il decoro urbano, le attivistà sportive e culturali per i giovani, e tutta una serie di altre attività.
I sindaci compileranno periodicamente un documento conoscitivo che permetterà all’Osservatorio di avere consapevolezza delle risorse necessarie a queste iniziative, e della reale disponibilità e volontà delle Amministrazioni Locali ad impiegare le risorse disponibili per fornire questi servizi.
Lo sportello comunale deve poter svolgere questa attività conoscitiva dei territorio sia in maniera passiva (avendo uno sportello di accoglienza disponibile per i cittadini) sia in maniera proattiva per poter garantire una raccolta di informazioni che comprenda anche gli “invisibili”, ovvero le persone che non raggiungono di loro iniziativa lo sportello.
Tra gli strumenti “pro-attivi” citiamo il rapporto con le associazioni, con i servizi sociali ed organizzazioni locali come i centri di accoglienza della Caritas.
Gli sportelli comunali saranno collegati telematicamente con un sistema regionale centrale che raccognierà i parametri di valutazione territoriale e si attiverà attraverso il “Laboratorio per la Dignità” descritto successivamente.
Lo sportello avrà lo scopo di essere da interfaccia reale tra i cittadini e l’Osservatorio, avrà anche lo scopo di monitorare l’efficacia ed il funzionamento di tutte le azioni che verranno messe in campo, le informazioni raccolte, secondo dei parametri che sono definiti andando a valutare fattori concreti, serviranno a capire l’indice di successo dell’Osservatorio stesso.

Laboratorio permanente

Il “Laboratorio Permanente” è quella parte dell’Osservatorio che una volta raccolte le informazioni dai territori provvederà ad elaborare i progetti idonei per gli interventi previsti.
Incrociando le esigenze dei cittadini che hanno problematiche sociali ed economiche, con le difficoltà delle amministrazioni locali a garantire la copertura di queste mancanze, producono progetti reali da portare sui territori attraverso l’aiuto e la presenza degli sportelli comunali dell’ORD. (Osservatorio Regionale sull Dignità)

osservatorio regionale per la tutela della dignità

Osservatorio Regionale per la tutela della Dignità

osservatorio regionale per la tutela della dignitàIl progetto dell’Osservatorio sulla Dignità sta andando avanti, il tavolo di lavoro sta sviluppando idee e i vari aspetti sono in fase di studio più approfondito. Ho con piacere visto che il tema è molto sentito da tutti gli attivisti con cui ne sto parlando.

In questi giorni mi sto confrontando con associazioni ed Istituzioni per raccogliere pareri e suggerimenti e sto mettendo assieme un documento descrittivo dell’iniziativa.

Dopo una adeguata condivisione del lavoro con tutti gli altri candidati alle prossime elezioni regionali in Campania, spero che questo progetto sia inserito nel programma del moVimento 5 Stelle.

Dopo il mio primo post che lanciava l’idea dell’Osservatorio, ho ricevuto molti consensi e contributi dai cittadini e dagli attivisti, e questi sono stati tenuti in considerazione per migliorare la struttura di questo importante strumento di recupero sociale, sviluppo occupazionale e molto di più.

Su questo blog cercherò di tenere aggiornati tutti, e continuo ad invitare chiunque volesse collaborare a mettersi in contatto con me.