scontrino mediaworld

Solo i fessi pagano le tasse?

Ok, è colpa mia, non so avere cura degli oggetti, e così ho rotto per l’ennesima volta il cavetto di alimentazione del mio cellulare, ufficialmente da questo momento posso dire di aver speso più di cavetti che di cellulare, colpa della obsolescenza programmata e del mio disamore per gli oggetti.

Mi reco nel primo centro commerciale che incontro, e spendo di nuovo 15,99 per comprare un cavo di marca, anche se non originale. L’originale costa 25 euro e dura lo stesso tempo. Esco e mi controllano lo scontrino, forse a causa della mia faccia poco raccomandabile.

Fanno bene, ci sono tanti ladri in giro, meglio controllare che il cliente abbia pagato.

Loro, invece, hanno una legge su misura per poter rubare senza problemi. I centri commerciali, infatti, non emettono un vero scontrino fiscale, ma solo un foglietto di carta che non vale niente, perchè grazie alla legge numero 311/2004, articolo 1 comma 429, le grandi nazionali non pagano le tasse in Italia, no, loro le pagano nei paradisi fiscali dove hanno la residenza fiscale.

Ogni giorno, i centri commerciali, dichiarano quanto hanno incassato e girano allo stato l’IVA, trattenendo per se l’intero guadagno senza pagare alcuna tassa, cosa diversa succede ai piccoli imprenditori italiani che se non emettono lo scontrino pagano una multa e rischiano la chiusura dell’attività fino a 6 mesi.

Questo post, letto da qualcuno un po’ attento potrebbe essere ritenuto banale, ed in realtà lo è perchè non è così semplice analizzare il modo in cui le grandi multinazionali evadono le tasse in Italia, ma lo fanno. A titolo puramente di esempio, riporto un estratto di uno studio su IKEA fatto circa 3 anni fa da Alessandra De Angelis che cerca di “seguire” il flusso di denaro di questa azienda.

Nella posizione di controllo di tutto il gruppo c’è una coppia che nel 1982 ha creato in Olanda un’associazione No Profit chiamata Stichting Ingka Foundation. Lui, Ingvar Kamprad , è uno degli uomini più ricchi del mondo. Inter Ikea Holding è venuta in seguito ed è stata fondata nelle Antille Olandesi. Inter Ikea System Bv, controllata da Inter Ikea Holding, è la titolare del “concetto Ikea”, per il quale gli vengono riconosciute ogni anno royalties, che corrispondono come minimo al 3% del fatturato, dalle più di 250 sedi Ikea nel mondo.

Ma veniamo all’Italia, che in questa sede è quello che ci interessa. Quando acquistate un qualsiasi prodotto in un negozio Ikea sullo scontrino potete leggere che è stato emesso da Ikea Italia Retail. Questa società è italianissima: ha sede a Carugate, in provincia di Milano, e paga le tasse in Italia. Retail fa capo alla Ikea Italia Holding, holding italiana con socio unico, la holding olandese appunto. In Italia altre tre società sono registrate con il marchio Ikea: Ikea Italia Distribution, Ikea Italia Property e Ikea Trading Services Italy.

Poiché Ikea non è quotata in borsa è sottoposta a scarsi obblighi di trasparenza se non i fatturati dei Retail, ovvero dei negozi dislocati.

Quello che Retail, Property e Distribution possono fare è scambiarsi i dati: questo, relativamente alle voci di bilancio, permette di spostare le voci in positivo fuori dall’Italia riducendo gli oneri fiscali nel nostro Paese.

Prendiamo poi nello specifico Ikea Property, che si occupa della realizzazione dei mobili che poi vengono venduti nei Retail. Property ha un capitale sociale pari  5 milioni di euro e un bilancio in rosso (con debiti verso le società controllanti che ammontano a circa 400 milioni). Di conseguenza, l’interesse pagato alle stesse controllanti supera i 18 milioni di euro. L’interesse però abbatte l’imponibile nel nostro Paese. E’ quello che si chiama “sandwich olandese” con migrazione di capitali fuori dall’Italia.

C’è poi la Ikea Trading Services, che però ha sede a Trezzano del Naviglio (Mi), che gestisce le relazioni tra la multinazionale e i suoi fornitori italiani. Il 99% delle quote è controllato da Ingka Pro Holding (Olanda) e il restante 1% da Ingka Holding Europe (Olanda).

Ci avete capito qualcosa?

Se non ci avete capito molto, state tranquilli, ci sono voluti i migliori esperti di finanza per fare in modo di non far capire niente…

Attraverso un giro di fatturazione e di rapporti tra aziende appartenenti allo stesso gruppo, non c’è evasione fiscale, ma un metodo per eluderle, ricordate, solo i fessi non pagano le tasse,  i furbi sanno come non pagarle.

Se volete continuare la lettura, vi consiglio questo link: http://www.panorama.it/economia/tech-social/google-risparmia-tasse-irlanda/

Abolire Equitalia : entro il 7 luglio si presenta la proposta in Parlamento

PROPOSTA DI LEGGE

Soppressione della società Equitalia Spa e trasferimento delle funzioni in materia di riscossione all’Agenzia delle entrate, nonché determinazione del limite massimo degli oneri a carico dei contribuenti nei procedimenti di riscossione

Ecco la proposta presentata l’11 aprile 2014

Dal 1o ottobre 2006, con il decreto-legge n. 223 del 2006, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 248 del 2006, denominato « decreto Bersani- Visco », è stato soppresso il sistema di affidamento in concessione del servizio nazionale della riscossione e le funzioni relative alla riscossione sono state attri- Atti Parlamentari — 1 — Camera dei Deputati XVII LEGISLATURA — DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI — DOCUMENTI buite all’Agenzia delle entrate che le esercita tramite la società Equitalia Spa. Le modalità con cui la società Equitalia Spa effettua la riscossione si sono rivelate strumenti vessatori nei confronti di imprese, artigiani, commercianti e famiglie. La società, infatti, fa lievitare considerevolmente il livello effettivo di tassazione in quanto ai tributi pregressi sono aggiunti le spese di riscossione, le penali e gli interessi che, sommati, arrivano a toccare il tasso d’usura. Il risultato è stato l’ulteriore inasprimento della pressione fiscale. Gli elementi componenti della riscossione risultano, pertanto, ingiustificati e irrazionali in quanto sono, esclusivamente, a favore della società Equitalia Spa: il diritto all’aggio è pari al 9 per cento o all’8 per cento per i ruoli emessi dal 1o gennaio 2013; l’interesse di mora è pari allo 0,615 per cento annuo; il diritto delle spese di esecuzione e delle spese di notifica è pari a 5,88 euro; gli interessi sono calcolati con il cosiddetto « metodo alla francese ». Se il debitore paga oltre la data di sessanta giorni stabilita dalla legge verrà corrisposto, alla società Equitalia Spa, l’importo del debito aumentato di tutti i componenti citati: gli importi relativi agli interessi di mora alle sanzioni sono attribuiti all’ente creditore, mentre gli importi relativi al diritto all’aggio e alle spese di notifica sono attribuiti alla società Equitalia Spa. Se il debitore paga entro i sessanta giorni prescritti, l’importo relativo al diritto all’aggio è ripartito tra il debitore e l’ente creditore, oltre agli importi relativi agli interessi di mora e alle spese di notifica. In tale caso si garantisce quindi sempre il 9 per cento o l’8 per cento dell’importo alla società Equitalia Spa a discapito dell’ente creditore, che dovrà procedere al pagamento di una somma « non dovuta ». Quanto esposto è legale perché regolamentato dal codice civile ma è, al contempo, profondamente ingiusto in quanto la società Equitalia Spa, essendo una società per azioni, non mira a recuperare crediti non pagati bensì a garantirsi un guadagno. Questi poteri e le modalità con le quali essi sono stati affidati a una società per azioni non hanno portato i risultati sperati in termini di lotta all’evasione fiscale e di riscossione dei crediti, ma hanno aumentato la distanza tra il cittadino e le istituzioni. Non pochi sono stati gli atti intimidatori nei confronti della società Equitalia Spa e dei suoi rappresentanti e di continuo si assiste al suicidio di numerosi cittadini debitori vessati dall’eccessiva burocrazia e da una procedura di riscossione certamente poco favorevole al contribuente. Le considerazioni fatte trovano conferma anche nell’ultima relazione sullo stato dell’attività di riscossione nel 2011 (doc. CI, n. 1 del Senato della Repubblica) presentata dall’allora Ministro dell’economia e delle finanze, il dottor Grilli, in cui emerge che: « nel secondo semestre 2011 l’acuirsi della crisi economica ha determinato la diffusione di un clima di tensione e di ostilità contro Equitalia (...). Tali contestazioni, unite all’adeguamento dei sistemi informatici alle misure legislative approvate dal Parlamento in luglio, hanno generato riflessi negativi sull’andamento dell’attività di riscossione, testimoniato da una riduzione degli incassi ». Come testimoniato dalla stampa e dalle indagini della magistratura, un ulteriore motivo che contribuisce al malfunzionamento del vigente sistema della riscossione è la facilità con la quale risulta possibile corrompere i funzionari della società Equitalia Spa, circostanza, quest’ultima, ulteriormente aggravata dalla poco adeguata attività di controllo del Ministero dell’economia e delle finanze. Oltre al danno, quindi, anche la beffa di un palese conflitto di interessi che si manifesta con il doppio incarico dato al Direttore dell’Agenzia delle entrate che diviene anche Presidente della società Equitalia Spa, in quanto l’Agenzia delle entrate vanta una partecipazione societaria pari al 51 per cento nella medesima società. Si palesa quindi una circostanza in base alla quale il controllato è anche controllore di se stesso.

Gli articoli della proposta di legge

Nella presente proposta di legge, all’articolo 1 si prevede la soppressione della società Equitalia Spa a decorrere dal 1o gennaio 2015 e il passaggio delle relative funzioni all’Agenzia delle entrate, esercitate, concretamente, dalla Direzione centrale per la riscossione, la quale subentra integralmente nei diritti e negli oneri relativi all’esercizio delle funzioni di riscossione della società Equitalia Spa e delle società pubbliche ad essa collegate. L’articolo 2 reca disposizioni in materia di riscossione prevedendo che gli interessi, le more, gli aggi e le sanzioni per il ritardato o mancato pagamento delle cartelle esattoriali maturati fino alla data di entrata in vigore della legge, fatta eccezione per le cartelle esattoriali in relazione alle quali è stata pronunciata una sentenza passata in giudicato avente ad oggetto i reati di natura fiscale, sono considerati estinti e sono sostituiti dal pagamento di un interesse pari alla misura del tasso Euribor a dodici mesi da applicare sulla base delle modalità e dei criteri stabiliti da un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate. A decorrere dalla data di entrata in vigore della legge, comunque gli interessi, le more, gli aggi e le sanzioni per il ritardato o mancato pagamento delle cartelle esattoriali non possono superare il valore del tasso medio stabilito dalla legge 7 marzo 1996, n. 108. L’articolo 3 reca disposizioni in materia di assunzioni presso l’Agenzia delle entrate – Direzione centrale per la riscossione, prevedendo una riserva pari al 50 per cento delle assunzioni per il personale impiegato presso la società Equitalia Spa. L’articolo 4 reca le disposizioni finali.

La stupidità fatta voto

Da quando esiste la “democrazia” chi vuole detenere il potere deve avere la capacità di acquisire consenso attraverso il “voto“.

I cittadini italiani hanno la facoltà di consegnare il potere attraverso l’esercizio del “voto”, entrano in una cabina ed affidano il loro voto ad un partito.

I “partiti” sono delle organizzazioni “di parte“, ovvero originariamente si proponevano di rappresentare “una parte” degli italiani, quindi anche il simbolismo utilizzato dichiarava apertamente quale “parte” degli italiani si rappresentava.

Tempo fa, e per alcuni versi ancora, gli italiani erano molto ignoranti, quindi queste “partizioni” dovevano essere molto elementari e chiarire in maniera inequivocabile la linea di demarcazione tra i vari insiemi di popolazione che andavano a rappresentare.

Il popolino era così diviso originariamente, con una primordiale strategia di marketing : quelli che stavano con Gesù (Democrazia Cristiana, scudo crociato, preti) e quelli che a Gesù non tanto lo tenevano di fiducia e lavoravano nei campi o nelle fabbriche (Comunisti, falce e martello, Pepponi)

Tutto era molto elementare, i due “marchi” aggregavano in maniera abbastanza netta una Italia facile da strumentalizzare e tutti avevano l’impressione di poter scegliere, ed a questo gli italiani sono stati ben istruiti da subito anche con l’uso del cinema, con stereotipi come “Don Camillo e Peppone”.

Da quando la società ha cambiato i propri modelli, la terra non si lavora più, a Gesù non se lo fila più nessuno, gli operai hanno aperto la partita IVA, il “potere” ha dovuto adottare delle strategie di marketing più evolute.

Perché parlo di “strategie di marketing”? Perché quando andiamo a donare il nostro voto, siamo come dei consumatori che entrano in un centro commerciale ed acquistano una bibita gasata. Le bibite gasate sono presumibilmente tutte uguali, come quasi tutte le altre categorie di prodotti in vendita nella grande distribuzione, e vengono vendute solo attraverso la pubblicità, i messaggi pubblicitari servono a dare ai prodotti delle caratteristiche inesistenti, e giocano su leve psicologiche concepite da una vera e propria scienza.

Il “potere” non potendo più dividere gli italiani in “democristiani” e “comunisti” ha sfornato un numero di varianti tali da riuscire a soddisfare ogni genere di “consumatore“, questa tecnica si chiama “diversificazione“.

E così dalla classica “destra” e “sinistra” si è introdotto un “centro“, poi una “estrema destra” ed una “estrema sinistra” per accontentare chi non ama i colori sciapiti.

Il “centro” poi è disponibile nelle varianti “centro-destra” e “centro-sinistra” tanto per soddisfare gli amanti delle posizioni.

Inoltre sono tappati tutti i buchi disponibili anche per quanto riguarda alcuni temi sentiti dagli italiani. L’ecologia, ad esempio, è uno di quegli argomenti a cui non si può essere contrari, ed i prodotti disponibili vanno dai partiti “verdi” puri, a quelli con optional, oppure con pacchetti che comprendono sia la sinistra, che l’ecologia e, perchè no, anche un po’ di libertà.

La libertà è anche un altro fattore importante, nessun partito è contro la libertà, quindi è stato possibile coniare alcuni marchi che raggruppassero prodotti che assieme promettono la “libertà”, come “la casa delle libertà” o “popolo delle libertà“. (“a libertà, a’libertà… pure o’pappavall l’adda pruvà” cit.)

Sul fronte patriottico possiamo trovare “forza Italia“, che sforna per pulire un po’ la faccia “fratelli d’Italia“, derivato dei prodotti contrassegnati dalla fiamma tricolore.

Per i più esigenti abbiamo “Lega Nord” che con un bel colore verde che non guasta mai, viene venduto ai popoli del Nord, ma che inspiegabilmente trova clienti anche al sud Italia (forse perchè adatto anche a luoghi come Napoli-Nord) a dimostrazione del fatto che ci si trova sempre al nord di qualcun’altro.

Esistono poi tanti altri “packaging” disponibili per i consumatori più esigenti e di nicchia, grazie a delle specifiche “verticalizzazioni” ovvero prodotti specializzati per soddisfare esigenze particolari.

Avrà sicuramente dimenticato qualcuno, forse il movimento 5 stelle che nasce per raccogliere i “vari ed eventuali“, quelli che usano il computer e quelli incazzati che vogliono cambiare.

Tutti quelli descritti non sono “prodotti” diversi tra di loro, sono solo delle “confezioni” diverse, con colori e scritte diverse, ma che contengono sempre la stessa bibita gasata, più o meno dolce, più o meno gasata.

In Italia, come in altre parti del mondo, la pubblicità di prodotti commestibili è regolata da alcune leggi che impongono ai produttori di scrivere chiaramente quale siano i contenuti, elencando almeno gli ingredienti principali.

Quindi io posso acquistare una bibita piuttosto che un’altra perchè spinto dal prezzo, o dal disegno, o dalla pubblicità, ma poi giro la bottiglia e leggo quante calorie contiene, quanto sodio, calcio o stronzio è contenuto in quello che andrò ad ingerire.

Per i partiti questa legge non esiste, la vera composizione che andiamo a votare dovrebbe essere il “programma elettorale” ma i programmi sono quasi tutti uguali, tutti condivisibili e, in realtà, scritti proprio per questo motivo. Nei programmi viene scritto quello che i partiti promettono di fare, senza specificare come e siccome non esiste il “vincolo di mandato“, ovvero dopo le elezioni il programma nessuno è tenuto a rispettarlo, la lettura dello stesso è assolutamente indicativa.

Insomma, nei partiti non è dato sapere quale è la quantità di stronzio contenuta, almeno non prima che inizino a lavorare. Certo questo potrebbe essere un buon metro di misura, anche se postdatato, ovvero, io osservo come lavora un partito, ed alle prossime elezioni decido a posteriori se premiarlo o meno dando il mio voto.

Purtroppo neanche questo è possibile, perchè se pure il partito che sbaglia decidesse di non cambiare nome, come avviene spesso, basta che cambi “segretario” per acquistare una nuova verginità agli occhi del consumatore italiano medio.

E’ inutile pensare ad una soluzione, perchè ogni soluzione che tenda a togliere potere a chi oggi ha il potere (e non è il caso di approfondire adesso) comporta una reazione, che fornisce al “mercato” un motivo per essere contento e distogliere l’attenzione.

Vi siete mai chiesti perchè molte pubblicità contengono immagini di donne nude? Il sangue deve defluire dal cervello ed affluire in altri luoghi per impedire ai neuroni di capire dove sta il trucco, per le donne vale lo stesso ma si usano altri mezzi.

L’importante è lasciare l’illusione di fare una scelta, sprecare tonnellate di carta e di matite e far credere agli italiani che stanno scegliendo. Poi dopo, chiunque venga scelto va a fare una alleanza, un accordo, viene benedetto da un Presidente dell Repubblica incostituzionale, e la televisione fa il resto, ce li fa vedere che litigano, ogni tanto qualcuno viene sacrificato ed usato come capro espiatorio, poi inizia il Grande Fratello, poi ci sono i mondiali di calcio e quando tutto tace scoppia una zizza a qualche star del cinema. L’importante è tenere impegnati gli italiani.

Operazione FIATO SUL COLLO

Questo post è rivolto a chi sa cosa sia il moVimento 5 stelle per definire la mia personale operazione FIATO SUL COLLO, per tutti gli altri credo che scriverò un post “movimento for dummies“.

Il movimento è radicato su alcuni semplici principi che lo hanno reso così popolare ed ha aggregato milioni di persone, i presupposti su cui si basa sono meravigliosi e rasentano l’utopia, ecco perchè esistono tantissimi scettici.

Io il movimento lo conosco dall’interno e da tempo, e vi posso assicurare che quei principi sono rispettati QUASI sempre, e lì dove non vengono rispettati, esistono degli “anticorpi” che entrano in funzione e combattono per eliminare il “male” dall’interno.

Chi vi scrive si ritiene uno di quegli anticorpi, nella fattispecie, un forte antibiotico che si assume per via anale 6 volte al giorno fino a che il male non sparisce. E’ un mio diritto nonché dovere.

Quanto maggiore è la speranza che riponi in un progetto, tanto più è la forza che impieghi per difendere quegli ideali, nel mio caso difendere gli ideali del movimento 5 stelle significa difendere i propri principi ed i propri sogni.

Quando il movimento è nato ha iniziato ad intraprendere una strada giustissima, al grido “FIATO SUL COLLO“, secondo il principio che lì dove qualcosa non sia fatta alla luce del sole, è possibile che si nasconda una inculatura per i cittadini.

Questo, ad esempio, è il principio che ha portato  tantissimi gruppi locali del movimento, a richiedere che i consigli comunali fossero trasmessi in streaming, e che le decisioni pubbliche non venissero prese nei corridoi o negli studi privati.

Per questo motivo nessuno deve avere paura della trasparenza, e bisogna diffidare da chiunque voglia tenere qualcosa nascosta, sopratutto se parliamo di movimento 5 stelle.

Qualche volta sono anche stato minacciato di denuncia, ma adesso vi spiego quale è il metodo che applico verso tutti gli attivisti (ma proprio tutti) che, secondo il mio avviso, stiano ledendo i principi del movimento (e quindi i miei).

Fase 1 : conciliazione amichevole

Sicuramente molti errori sono ammissibili e dovuti magari alla troppa carica emotiva di un momento, ad una distrazione, ad un po’ di ignoranza, oppure dal fatto di avere sottovalutato che “ca’ nisciuno’ è fesso” (cit. Antonio De Curtis)

Quindi io avvicino privatamente la persona e gli faccio presente che la sua condotta non la condivido e cerco di argomentarne pacificamente le ragioni, non per imporre la mia volontà ma perchè magari ragionando si rende conto che sta commettendo un errore, oppure è capace di convincere me del contrario.

Fase 2 : terapia di gruppo

Se la prima fase fallisce, ed è plausibile che accada, allora cerco di raggruppare una cerchia ristretta di persone di cui l’elemento malato si fida e cerco di fargli spiegare da tutti (meetup locale nella maggior parte dei casi) che quello che sta facendo non è corretto.

In questo caso, a meno che non si sia diffusa una malattia infettiva all’interno del meetup che attacca le cellule dell’onestà, la terapia di gruppo funziona, ed in questo caso è necessario che il meetup locale prenda un posizione. A volte funziona.

Ci possono essere diverse ragioni per cui anche il secondo grado di giudizio può lasciare impunito l’attivista pazzo,  ed in genere è il rapporto umano costruito all’interno del gruppo, dove le persone perdono di vista gli obiettivi comuni ma danno peso al senso di amicizia, o alcune volte a qualche promessa di “far parte dello staff”.

Per ovviare anche alle difficoltà di una discussione in un gruppo ristretto, che come ho spiegato da un lato garantisce una certa riservatezza al problema nella speranza di risolverlo prima che i danni siano consistenti e dall’altra parte si potrebbe rischiare che non venga preso nella giusta considerazione, esiste il terzo grado di giudizio.

Fase 3 : accendiamo i riflettori

Dopo aver trattato prima direttamente e poi in maniera ristretta la situazione, si può procedere alla lapidazione in pubblica piazza.

In questa fase mi espongo personalmente alla lapidazione, perché in genere io non vado quasi mai ad affrontare argomenti facili da digerire, per esempio quando ho combattuto contro l’apertura di una associazione che voleva accentrare dei poteri all’interno di una struttura piramidale, spacciandosi per movimento 5 stelle locale, ho dovuto rischiare di far saltare diversi “onorevoli” che avevano usato la stessa tecnica per farsi la campagna elettorale. (fare riferimento alla guida pratica sul m5s per capire perchè non si possono fare associazioni)

Insomma, ci sarà un motivo se a me qualcuno proprio non mi può vedere….

La fase 3 non fa più sconti di pena, relaziono su un noto blog tutto l’accaduto, il blog è firmato e controfirmato quindi sono disposto ad essere denunciato.

Al momento sono poche le segnalazioni che arrivano ad affrontare il terzo grado di giudizio, la maggior parte delle cose che non vanno all’interno del movimento 5 stelle (almeno dalle mie parti) le risolvo già con il primo grado, al massimo il secondo.

Sopratutto le persone che già sono passate alla fase 3 una volta nella vita se ne guardano bene dal commettere errori, o a ripeterli. 
Voglio sottolineare che con la mia operazione “FIATO SUL COLLO” non influenzo o ricatto nessuno, ma do il mio piccolo contributo affinchè il movimento resti quello che ho conosciuto e non diventi un COLLOCAMENTO A 5 STELLE fatto da ARRIVISTI A 5 STELLE.